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IL MIO BLOG

L’ultima sera che ho trascorso in Argentina mi è successo qualcosa di magico.

Il giorno successivo ero così provata dal dispiacere di dovermene andare che la mia mente l’aveva cancellato, ma questa notte il pensiero è tornato prepotente alla memoria e voglio raccontarvelo perché ciò che è accaduto è davvero straordinario.

Ricordo che stavo riprendendo fiato sul “terrazzo” della mia camera, in pratica ero sul tetto della parte di casa sottostante.
Adoro quel posto. In quella zona così povera l’unica casa con un piano rialzato è quella che mi ospita, così trovarsi a quell’altezza dà la percezione di essere sul tetto del mondo.

Mi rifugiavo lì ogni sera per riflettere sulla giornata e riordinare immagini, ricordi ed emozioni. Bevevo mate, chiacchieravo con mia sorella, mi godevo il tramonto e osservavo. Baracche, case con tetti di lamiera, sporcizia, vecchie auto abbandonate, disordine, costruzioni iniziate e lasciate a metà, strade non asfaltate, miseria, miseria, miseria.
Un paesaggio di desolazione e povertà al quale faccio ancora fatica ad abituarmi.

Ma quella sera c’era qualcosa di diverso.

Appena messo piede fuori dalla porta mi sono immobilizzata. Sul tetto della casa alla mia sinistra una ragazza giovanissima, con un body bianco e capelli lunghi neri legati in una coda, stava provando un esercizio di ginnastica ritmica. Era scalza, aveva in mano un bastoncino con un lungo nastro bianco e volteggiava leggera al suono di una musica che solo lei sentiva. Non si è accorta di me perché era assorta nella sua danza, e sono rimasta lì a fissarla per qualche minuto mentre lei, impegnata e bellissima, creava magnifici disegni in aria con il nastro, fondendoli con i suoi movimenti sinuosi.

La osservavo immobile, quasi senza respirare.

Vedere tanta bellezza in mezzo a tanta miseria mi ha illuminato.

È proprio vero che c’è sempre speranza.
È proprio vero che possiamo trovare magia anche nella desolazione più assoluta.
È incredibilmente vero che possiamo costruire e realizzare sogni anche nelle situazioni più disperate.

La ragazzina con il body bianco mi ha ricordato che siamo noi a decidere cosa vogliamo fare e chi vogliamo diventare, non l’ambiente in cui viviamo. E se lei è stata capace di squarciare tanta desolazione impugnando un nastro, anche noi possiamo fare altrettanto e costruire un futuro migliore.
Sia per noi, che per lei.
Glielo dobbiamo.