Tutti, sempre, nessuno, mai.

In Blog, Comunicazione efficace, Mental coaching by Roberta Liguori2 Comments

“Fai sempre così, non mi ascolti mai! Siete tutti uguali, nessuno mi capisce!”

Non avevo mai sentito tante generalizzazioni tutte assieme in un’unica frase, e quasi quasi ieri sera mentre ero al ristorante volevo alzarmi per andare a complimentarmi con la signora che ha pronunciato queste parole durante una discussione con il suo compagno, nel tavolino proprio accanto al mio.

Capita, lo so. E a volte capita anche a me. Quando siamo arrabbiati o stanchi, può succedere che il nostro cervello non riesca a scegliere il comportamento più intelligente e allora pensiamo, facciamo e diciamo cose sbagliate.
Un saggio detto inglese dice “shitty state – shitty decision” (traduzione: stato d’animo di m… decisione di m…) e conferma il meccanismo secondo il quale quando non siamo nello stato d’animo migliore tendiamo a prendere decisioni sbagliate e a fare azioni non utili. Vediamo tutto nero, generalizziamo esperienze negative, sentenziamo giudizi sparando a raffica dei “sempre”, dei “nessuno” e dei “mai” che di oggettivo non hanno proprio un bel niente.

Generalizzazioni, distorsioni, cancellazioni.

Magari ci arrabbiamo perché “quella persona fa sempre così” ma quando andiamo ad analizzare quel “sempre” scopriamo che quest’azione è stata fatta solo un paio di volte, e la nostra mente ha generalizzato l’esperienza facendone una costante universale.

Oppure soffriamo perché “tutti mi giudicano male” ma quando andiamo a indagare su chi ha emesso questo giudizio negativo, scopriamo innanzitutto che l’incomprensione è avvenuta con una singola persona (e qui di nuovo la nostra mente ha generalizzato), in secondo luogo ci rendiamo conto che la nostra altro non era che un’azzardata lettura del pensiero, una distorsione della realtà operata dalla nostra mente. Magari quella persona non ci ha affatto giudicato, e l’espressione di disappunto che avevamo colto sul suo viso mentre ci osservava era indirizzata a tutt’altro.
E, infine, a volte ci crucciamo perché quella cosa “non capita mai”, ma quando andiamo a sondare la verità alla base di questa affermazione con qualche domanda intelligente, scopriamo che in realtà questa cosa è capitata eccome: noi abbiamo però preso in considerazione solo ciò che più ci ha fatto stare male e cancellato alcuni eventi che avrebbero dato a questo avvenimento un significato completamente diverso.

Il punto è che noi diamo un significato agli eventi che ci accadono rispondendo agli interrogativi che ci poniamo in merito a quegli eventi. Il significato che diamo a questi eventi determina il nostro stato d’animo, e il nostro stato d’animo determina il nostro comportamento.
Quindi, domande sbagliate innescano reazioni sbagliate, mentre domande furbe, quelle che ci permettono di vedere la realtà in maniera oggettiva dando il giusto peso agli eventi, ci fanno stare bene e ci fanno prendere buone decisioni.
Dobbiamo quindi imparare a farci domande utili e intelligenti, che ci facciano vedere la realtà per quella che è senza eccessive “generalizzazioni”, “distorsioni” e “cancellazioni” che ci filtrano la realtà nel modo sbagliato.

Attenzione, chiariamo subito che questi tre processi non sono sbagliati: sono schemi di pensiero che fanno parte del nostro modo di pensare, e ci permettono di relazionarci al meglio con la realtà che ci circonda. Sono quindi tutti utilissimi, sia chiaro. La generalizzazione, ad esempio, è quel processo mentale che ci permette di riconoscere una sedia come tale: una volta che da piccoli impariamo cos’è e come si usa, poi generalizziamo il concetto “sedia” e nel corso della nostra esistenza sapremo sempre riconoscerne una e utilizzarla, anche se assume ogni volta forme e colori differenti.
Il problema nasce quando questi filtri vengono applicati in modo sbagliato, al punto da creare nella persona un’esperienza soggettiva che si discosta moltissimo dalla realtà oggettiva, e che genera nella persona stessa uno stato di malessere. Per evitare che questo accada, dobbiamo sincerarci di fare le domande giuste.

Quando cambi come pensi, cambia come ti senti.
E di conseguenza cambia ciò che puoi fare. Richard Bandler

La Programmazione Neuro Linguistica ci aiuta tantissimo a questo proposito, mettendo a disposizione uno strumento molto potente chiamato Metamodello. Richard Bandler e John Grinder, gli inventori della PNL, hanno sviluppato negli anni ’70 una serie di domande che ci permettono proprio di mettere in discussione l’esperienza soggettiva della persona e di riportarla all’oggettività dei fatti, e hanno chiamato questo modello linguistico, appunto, Metamodello. Invito chiunque a conoscerlo, studiarlo e praticarlo: poiché sono le domande che facciamo a noi stessi a determinare dove poniamo la nostra attenzione, imparare a farsi le domande giuste determina l’intera qualità della nostra vita.

Attenzione quindi agli interrogativi che sentiamo risuonare nella nostra testa. Valutiamo con lucidità se sono oggettivi o se nascondono eccessive cancellazioni, generalizzazioni e distorsioni, e nel secondo caso modifichiamoli immediatamente. Prendiamo consapevolezza del fatto che non sempre il nostro modo di pensare rispecchia la realtà dei fatti, e impariamo a riconoscere quando sono i nostri stessi pensieri a farci soffrire, non la realtà.
Rendiamo i nostri pensieri il più possibile obiettivi e imparziali, così la qualità delle nostre discussioni, dei nostri comportamenti e della nostra intera esistenza migliorerà esponenzialmente.

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Se vuoi imparare a farti domande intelligenti per migliorare la qualità della tua esistenza ti consiglio, di cuore, di venire al corso PNL Practitioner. In sette giorni ti allenerò personalmente a pensare in modo utile in ogni situazione, a farti le domande giuste per superare qualsiasi sfida e a gestire il tuo stato d’animo al meglio in ogni occasione, per non essere più schiavo delle emozioni negative.

Scrivimi su roberta@robertaliguori.it per qualsiasi informazione!

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Comments

  1. da domani faro’ attenzione alle generalizzazioni e chissa’ che i periodi neri diventino grigi per poi scomparire

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