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Sapete qual è la più grande paura dell’essere umano?

Dice Russel Crowe in American Gangster, “la più grande paura della gente non è morire, è parlare in pubblico”. Chi di noi non si è trovato in ansia prima di affrontare una presentazione, un esame, una riunione di lavoro?

Proprio per questo motivo uno dei corsi che preferisco in assoluto è il corso di Public Speaking: un’esperienza meravigliosa, forte ed illuminante, durante la quale si affronta faccia a faccia “l’ansia da palcoscenico”, ci si mette in gioco e si accetta di esporsi a giudizi costruttivi sulla prestazione (chiamati feedback) sia da parte di trainer esperti che dei propri colleghi. Questi feedback si mettono poi in pratica nelle successive presentazioni, fino a quando si esce trasformati e colmi di una forza che chiunque abbia frequentato questo corso potrà confermare.

Il valore aggiunto del corso è proprio questo: mettersi in gioco per primi, esporsi al giudizio – sempre costruttivo – dei docenti e dei compagni e, solo dopo aver provato in prima persona l’esperienza del palcoscenico, regalare i propri consigli di miglioramento ai colleghi.

Un paio di mesi fa durante una giornata di Public Speaking in azienda, una partecipante ha scelto di astenersi dal fare le presentazioni di fronte alla classe e di seguire le lezioni solo come spettatrice. L’ho avvisata che in questo modo avrebbe vanificato l’efficacia dell’intero corso e che senza pratica non sarebbe affatto migliorata: la conoscenza teorica è inutile fino a che non scende nei muscoli! Inoltre, anche i suoi feedback sarebbero stati tenuti in minor conto dai colleghi che non le avrebbero riconosciuto né l’autorità data dall’esperienza (prerogativa dei trainer) né l’autorità data dal coraggio di mettersi in gioco e di aver sperimentato l’esperienza sulla propria pelle.

Detto, fatto: la ragazza in questione è stata la più spietata dispensatrice di critiche nei confronti dei colleghi che, come previsto, nel caso migliore non ne hanno tenuto conto e in quello peggiore si sono proprio infastiditi rispondendole in malo modo che dal momento che lei non aveva avuto il coraggio di mettersi in gioco non aveva alcun diritto di giudicare gli altri.

Perché ci arroghiamo il diritto di giudicare qualsiasi prestazione di altri se non ne abbiamo l’autorità data dall’esperienza o dal fatto di averci quantomeno provato? Che cosa ci fa ergere a esperti arbitri di discorsi in pubblico, di partite di calcio, di qualsiasi umana performance senza avere la più pallida idea di cosa questo significhi? “Io al tuo posto avrei fatto…” Beh, non eri al mio posto. Su quel cavolo di palco di fronte a 50 persone c’ero io, ed è troppo facile giudicare gli altri stando comodamente seduto in platea.

Recita un antico detto anglosassone: “Prima di criticare una persona, prova a fare un miglio nelle sue scarpe; così, se la critichi, sarai un miglio lontano. E avrai le sue scarpe.”

Altra categoria, ugualmente pericolosa: chi l’autorità ce l’ha davvero, ha fatto esperienza in passato e magari ha scritto anche libri sull’argomento ma ora relega alle parole e non ai fatti questa competenza. Questa specie animale trova nel mondo della formazione il suo habitat naturale: il panorama formativo mondiale è popolato di trainer esperti che tengono corsi anche molto validi su svariati argomenti, ma alla prima necessità di dimostrazione pratica il loro castello di competenze crolla, come un castello di carte al primo soffio di vento.

Ricordo ancora come fosse ieri un corso di vendita, fatto secoli fa. Il trainer ha disquisito mezz’ora sull’inefficacia di contattare i clienti il lunedì mattina alle 9 per proporre un prodotto o servizio. Il corso si svolgeva di sabato, era il modulo base e prevedeva due giornate facoltative di approfondimento. In settimana lo stesso trainer o un suo collaboratore ci avrebbero ricontattato per proporre l’acquisto del pacchetto delle due restanti giornate ad un prezzo vantaggioso… Indovinate a che ora sono stata chiamata sul cellulare il lunedì mattina dal più stretto collaboratore del trainer, per convincermi ad acquistare il pacchetto?!?

Uno dei temi che mi sta più a cuore è quello della coerenza. Diffidate di coloro che “predicano bene e razzolano male”, perché non porteranno alcun valore aggiunto alla vostra vita. Affidatevi invece a coloro che agiscono in modo coerente con le proprie parole, perché grazie alla loro esperienza ed i loro consigli potrete migliorare il vostro mondo e crescere come persone.

Possiamo dispensare tutte le opinioni che vogliamo, possiamo anche essere competenti in merito a svariati argomenti ma se poi non abbiamo la capacità – e il coraggio – di metterci in gioco, il nostro destino sarà rimanere seduti sugli spalti a criticare chi sta facendo qualcosa, lamentandoci del fatto che tanto non cambia mai nulla. E a questo proposito concordo con Albert Einstein, che sostiene che “chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo”.

Se invece agiamo per primi, dimostrando con l’esempio la validità delle nostre opinioni e delle nostre azioni, allora otterremo dei risultati e grazie alla nostra esperienza saremo utili anche agli altri. Perché è con il nostro esempio che cambiamo il mondo, non con le nostre opinioni.

E tu, in che modo sei d’esempio agli altri?