IL MIO BLOG

Ristorante a Perugia, ora di cena.

Vicino al nostro tavolo si siede una famiglia: lei e lui giovani, sui 30 anni, i due bambini direi di circa sei e otto anni.

Appena seduti i bimbi tirano fuori i loro iPad e mettono due video di videogiochi. Intendo che non fanno loro i videogiochi, li guardano fare da altri. So che questa è la nuova moda: cioè non sei neanche più tu a giocare (che almeno sviluppi un minimo di reattività e abilità visiva) ma guardi altri farlo. Mah.

Ovviamente i due videogiochi sparano ed esplodono come se non ci fosse un domani, e vengono tenuti a volume alto. Coprono la musica di sottofondo del ristorante e di certo non rendono piacevole l’ambiente.

Della serie: chissenefrega delle persone attorno a me, l’importante è che stia bene io. Molto educativo.

La madre interrompe i bambini solo per chiedere loro cosa vogliono mangiare, ottiene risposte distratte dai pargoli che non la degnano neanche di uno sguardo e continuano a rimanere attaccati ai loro schermi.

Poi si gira verso il marito per fargli la stessa domanda, anche lui ha il cellulare in mano. Stessa risposta distratta anche da parte sua. Colgo l’espressione di imbarazzo della cameriera.

In qualche modo la madre raccoglie le ordinazioni, le riporta alla cameriera e ottiene che venga loro portato da bere. Versa le bevande a tutti (nessuno la guarda, figuriamoci ringraziarla) poi… anche lei si mette al cellulare.

Tutta la cena trascorre così, tra esplosioni, sparatorie, totale indifferenza e nessuna comunicazione.

E neanche un sorriso.

Io sono pochi metri più in là con mio marito e penso che l’idea che ho di “stasera vado a cena fuori con la mia famiglia” è molto diversa dal film che sto osservando. Ma poiché sono un’inguaribile romantica, ogni tanto sbircio verso il loro tavolo con in cuore la speranza che cambi qualcosa. Vengo delusa.

A fine cena ci avviamo verso l’uscita e sbircio un’ultima volta. La situazione è rimasta invariata. Lascio il ristorante con una tristezza infinita nel cuore.

Gente, svegliamoci vi prego. Questa “normalità” è quanto di meno “normale” possa esserci per una famiglia, e il fatto di non accorgercene ci sta lentamente uccidendo.